mercoledì 8 febbraio 2017

26/365 : nel vecchio blog

Oggi ho rispolverato il vecchio blog, avevo bisogno di rivedermi, capire quando fossi cambiata, non in scrittura poichè già so di essere migliorata, ma come persona. In un ceto verso ero e sono sempre tormentata, in preda spesso a confusione dovuto a quel nodo che tutt'oggi ancora mi danneggia, che sto cercando di combattere, è che è così radicato nella mia essenza e che ha ridotto la mia vita a camminare a rilento tra mille difficoltà. Ci vuole coraggio ad amarsi quando non ti sopporti.
Poi ho spulciato tra i commenti e ho trovato questo che riporto giù, mi fu lasciato dal mio ex:
La vita è semplice. Le cose accadono per noi e non a noi. Le cose ci accadono esattamente al momento giusto, non prima e non dopo. E accadono anche se non ci piacciono e non dobbiamo farcele piacere per forza. Se ci piacciono, è solo più semplice. 
 (Liberamente tradotto da Byron Katie)

https://www.youtube.com/watch?v=BKtrWU4zaaI

18 commenti:

  1. Ancora più semplice: le cose accadono.
    Dici che è fin troppo semplice? Che ne facciamo accadere alcune ed altre no?
    Esci da questo impasse.. le cose accadono.
    A volte ci facciamo in quattro perché non accadano e ne accadano di diverse, ma le cose accadono. E non parlo dello - ad esempio - schiantarsi in autostrada se decidiamo di andare a 200 all'ora ad occhi chiusi. Quello è evidente, parlo invece della sottile distinzione e della palpabile attenzione che, comunque dedicata ai mille risvolti della nostra esistenza, non ci permetterà mai di essere padroni di nulla.
    Perché anche con tutti i nostri malgrado e i nonostante, le cose accadono.
    E per fortuna, ogni tanto, anche quelle buone.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo che alla fine ciò che deve accadere accade.Punto.le anime sperimentano volendo o no alla mente ciò che è giusto per la loro evoluzione... Penso di riferisca a questo tale citazione.

      Elimina
  2. Bhe, dai, aveva ragione. La vedo anche io così.
    E quoto pure il pensiero di Frank.

    Moz-

    RispondiElimina
  3. E' assolutamente falso. Anzi è una emerita coglionata.

    RispondiElimina
  4. Ossignore Lorenzo sei peggio di un fulmine a ciel sereno. Magari n mondo vagano diverse idee. O mamma mia!!!!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Al mondo "vagano" un sacco di scemenze, poco ma sicuro.

      Nell'aforisma citato sopra il problema è il concetto di "cose" che "succedono". Ci sono cose e cose, non sono tutte uguali. Alcune non le puoi determinare affatto, alcune le puoi determinare in parte, altre le puoi determinare in toto.

      Facciamo il caso del terremoto. Non sappiamo ne prevedere ne controllare il terremoto però sappiamo costruire edifici più o meno resistenti al terremoto. Il terremoto "succede" ma che ti cada addosso la casa "non succede", è una cosa che dipende da te, sei tu che la fai succedere.

      Altro problema dell'aforisma è il concetto de "momento giusto". Mi piacerebbe sapere per quale ragione un momento è "giusto" e un altro è "sbagliato". Se si intende "non puoi farci niente", vedi sopra. A parte l'ovvia considerazione accessoria "grazie al ...".

      Elimina
    2. Se tu vedi tutto da ottica materialista è come tu affermi. Ma da un ottica evoluzionistica dell'anima non è così.
      Vedi mio pensiero commento a franco

      Elimina
    3. Qui non c'entra niente la "materia" o "l'anima", stiamo scrivendo e leggendo parole e il "logos", cioè il linguaggio, è una costruzione completamente RAZIONALE.

      Se esaminiamo le parole scritte, non c'è nessun senso logico ne nell'aforisma ne nel tuo commento a Franco.

      Torno a dire, stai scrivendo. Quando scrivi usi vocaboli e regole grammaticali con una struttura di concetti concatenati. Non stai usando l'anima, stai usando il cervello e la lingua scritta, attraverso una serie di aggeggi elettronici.

      Se esistono le anime, presumo che si parlino nel mondo del dilà con qualche metodo "animistico".

      Elimina
    4. Lorenzo mi fai drizzare i capelli giuroooo!
      allora non si puo' parlare di nulla che si tocchi per te.
      non dico molto ma dovresti provare a rispettare una qualsivoglia opinione altrui, magari, ogni tanto.
      santiddiooooooo mica tutti possono pensarla come te.

      Elimina
    5. Questa posizione fa parte delle cose sbagliate che ti hanno insegnato.

      La parola "rispettare" significa "guardare due volte" e si riferisce alle cose che sono cosi importanti, fondamentali, che devi ricontrollare per essere sicura che siano a post. Per esempio controlli se hai chiuso il gas prima di partire per le vacanze, il gas comanda "rispetto".

      Le "opinioni" non hanno nessun valore "esterno", cioè non hanno nessun valore solo perché una persona le esprime. Le "opinioni" hanno valore solo "interno", cioè si tratta di un concetto che può essere più o meno importante, più o meno efficace.

      Il meccanismo è semplice. Stai per uscire, fuori è nuvoloso. Io ti dico "secondo me faresti bene a prendere l'ombrello perché è probabile che pioverà". Questa "opinione" ha un valore perché descrive efficacemente la situazione. Se fuori ci fosse il sole senza una nuvola, la stessa identica "opinione" sarebbe una sciocchezza, non avrebbe nessun valore.

      Se poi per strada incontriamo un mucchietto do roba marrone per terra e io dico "secondo me è cioccolata fondante" e Luigi dice "secondo me è cacca", le due "opinioni" non sono ne equivalenti ne entrambe "rispettabili", una delle due funziona meglio dell'altra nel descrivere la situazione, quindi una è "giusta" e l'altra è "sbagliata".

      Ancora, se invece che un mucchietto di roba marrone per terra ci trovassimo in pasticceria, le stesse due "opinioni" continuerebbero a non essere equivalenti, una sarebbe "giusta" e una "sbagliata" ma sarebbero invertite.

      Per cui:
      1. non ha nessun senso rispettare tutte le opinioni, perché le opinioni non hanno un valore assoluto e non sono equivalenti.
      2. non importa se qualcuno la pensa come me o il contrario, importa se questo qualcuno ha una idea che funziona meglio della mia in una certa situazione.
      3. "parlare" significa usare il linguaggio. Il linguaggio è comporto da vocaboli, organizzati secondo le regole grammaticali allo scopo di esprimere concetti razionali. "Parlare" non significa emettere o udire dei rumori o disegnare e guardare degli scarabocchi.

      Infine, in questo contesto non sono io quello che dovrebbe "provare a", sei tu.

      Elimina
    6. Rivoltare le frittate è il tuo talento in assoluto.
      Il rispetto è un concetto della società civile, incomprensibile a chi vive da selvaggio.

      Elimina
    7. No, "rispetto" è una parola col il suo significato etimologico. Guarda sul dizionario se non ci credi.

      Come dicevo, prova a tirare fuori la testa dalla montagna di scemenze che ti hanno raccontato.

      AH, l'espressione "società civile" è un altro neologismo privo di qualsiasi significato. La parola "società" significa l'insieme dei soci, cioè dei compagni, una compagnia. La parola "civile" ha la stessa radice di "città" e significa "persone che vivono vicino". "società civile" non significa niente, è un concetto ridondante, cioè che dice due volte la stessa cosa, come dire "acqua umida".

      Elimina
  5. Nella vita le cose non vanno sempre come vuoi. Anzi, quasi mai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ribalta la logica Sara, chiediti perché vuoi cose irreali, improbabili o impossibili che logicamente non si realizzano.

      Elimina
  6. Risposte
    1. Sara credo che dobbiamo metterci a livello dell'anima.

      Elimina
  7. Le cose accadono per noi e non a noi.

    Mi pare un'affermazione molto appropriata e vera, che sottolinea la specificità di ciò che accade, la volontarietà primigenia del gesto di qualcuno che imprime il primo moto agli avvenimenti;
    singoli eventi che potranno anche combinarsi tra loro in maniera complessa e non prevedibile a priori ( cioè “casuale”, secondo le nostre menti attonite, perlomeno in un primo momento ), ma che comunque avranno ricevuto la/e prima/e spinta/e da altri esseri umani come noi.

    Al contrario, correlando la preposizione “a” a “noi”, anziché “per”, mi sembra si ottenga una sfumatura passiva e fatalista, è il debole che si lamenta, piange e grida contro il bieco Destino avverso.

    ===

    RispondiElimina

Graziedi essere passato/a...
Buona Vita da Magnoli@.