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mercoledì 2 gennaio 2013

un altro anno



L'amore può condurci all'inferno o al paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo, perché esso è ciò ce alimenta la nostra esistenza.

Paulo Coelho, Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto, 1994



Quattro anni fa poco più che di questi tempi, la mia vita cambio' percorso.
Felicemente inizio' un periodo che mai  dimentichero':
incominciai a conoscere me stessa, io donna, io scrittrice, io Anima in cammino.
Tutto grazie da un incontro inatteso che mi ha riaperto all'amore.
L'amore per me, l'amore per gli uomini , quest'ultimo da sempre mio cruccio, convinta di non meritarlo.
In quel periodo mi sentivo stimolata, il mio cuore aveva una direzione, il mio Spirito un compagno di percezioni e sensazioni profonde (in cui tutt'ora credo) nonostante il tempo e lo spazio.
Solo il corpo si rigirava sui suoi difetti come barriera ad un cambiamento che tanto mi affascinava.
La donna che ne venne in parte fuori non si è mai unita a quell'uomo e, oggi a distanza di anni  ne sente quasi una certa mancanza, quella circostanza non realizzata ha un richiamo speciale: ci sono eventi che pare debbano in qualche modo compiersi, benché la vita non sia sempre predisposta come noi.
Quest'anno , un altro anno inizia tra tormenti e  pensieri con il suo ricordo, la sua lontana presenza.
E mi chiedo se davvero fosse almeno lui realizzato e felice?
Forse il mio cuore avrebbe una scusa per la rinuncia.
Forse un altro anno passerà senza il rimpianto piu' grande.

martedì 30 ottobre 2012

Dopo tutto


Sia fatta la tua volontà Signore.
Perchè tu conosci la debolezza del cuore dei tuoi figli
e a ciascuno concedi solo il fardello che puo' sopportare.
Che tu comprenda il mio amore,
perchè è l'unica cosa che possiedo realmente,
l'unica cosa che potrò portare con me nell'altra vita.
Fa che esso si mantenga coraggioso, puro e sempre vivo,
malgrado gli abissi e le trappole del mondo.

Paulo Coelho da " Sulle sponde del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto ".



Cammino frettolosa nelle difficoltà quotidiane, quasi a scappare,
quasi a voler consumare la giornata in attesa della sua notte in cui, solitaria, 
sollevata, abbraccio la mia anima in perpetuo suo pregare.
Con quanta forza devo avanzare mi chiedo silenziosa ogni sera, per dipingere un sogno nella mia giornata ormai devastata  da una realtà che non mi aspettavo,
che mi soffoca e che a stento mi fa respirare.
Mi chiedo dove sia quel che mi manca per darmi coraggio, forza e pace.
Come sempre domande assurde le mie, forse, sicuramente, ma chi puo' dirlo se non la vita stessa che invano mi propone cio' che più le conviene senza chiedermi permesso se non che sia obbediente.
Se solo potessi descrivere l'immensa stanchezza che nutre il mio cuore,
l'incommensurabile vuoto che tenta di riempire questa mia anima in pena, lontana da Colui che  la  vuole comunque qui,  in continuo e obbligato vagare.
E' assordante il rumore dei passi del mondo che si insinuano nel mio sentire, passi che vorrei fossero miei, passi miei che vorrei fossero con altri con i quali sostenermi,
poichè cadere dolcemente non fa cosi' male come cadere vorticosamente.
Ritorna il mio sospirare che credevo ormai lontano.
Anelo alla luce che ancora una volta  spegne e non so perchè  i  suoi segnali
non lasciandoli  più sulla mia strada.
Riprendo a cercare  quel qualcosa  che manca e che forse deve ancora essere inventato.
Attendo e segretamente mi impongo di non arrendermi mentre chino il capo e ricado giù.
Di nuovo.Come ogni volta, da sola, senza  imparare,
con il mio cuore che vivere vorrebbe, soltanto, dopo tutto.
Semplicemente,
coloratamente.

lunedì 10 settembre 2012

il miglior tempo

Vivere è sperimentare - non restare immobili a meditare sul senso della vita.
da Aleph di P.Coelho

Forse è questo il vero mio problema: restare immobile nonostante la sete di senso.
A meditare senza mai sperimentare.
Per anni sono rimasta ferma, nascosta, raggomitolata nella mia casa, impaurita, insicura, incapace di alzare la testa e urlare quanto valevo.
Anni, lunghi, aridi di esperienza, passati a sviluppare tecniche, modi, sensazioni, capaci guarirmi, la vita, il cuore.
Di guarire un suo profondo , inaccettato mal di vivere: dove buio, tristezza e inadeguatezza si rotolavano, rincorrevano per chissa quale trofeo.
Notti, tante, trascorse tra lacrime, incapaci di fermare il tempo, a grattarsi la pelle, a dondolarsi su un letto e nelle cui lenzuola nemmeno piu' riconoscevo l'odore certo di me stessa.
Giornate, fredde, ladre, padrone uniche del mio divenire, difficoltoso, incosistente che si sforzava di sbocciare.
Speranze che nascevano.
Speranze che morivano.
Tutte nel cuore ma sempre in conflitto con quella  quotidianita' che a stento respirava.
Ecco, è così che ho perso la predisposizione all'entusiasmo,
a  vivere i giorni secondo le stagioni e cio' che è giusto  secondo gli anni,
bruciando le tappe, senza mai sperimentare.
Ecco, è così che io ho perso il mio miglior tempo.