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lunedì 10 settembre 2012

il miglior tempo

Vivere è sperimentare - non restare immobili a meditare sul senso della vita.
da Aleph di P.Coelho

Forse è questo il vero mio problema: restare immobile nonostante la sete di senso.
A meditare senza mai sperimentare.
Per anni sono rimasta ferma, nascosta, raggomitolata nella mia casa, impaurita, insicura, incapace di alzare la testa e urlare quanto valevo.
Anni, lunghi, aridi di esperienza, passati a sviluppare tecniche, modi, sensazioni, capaci guarirmi, la vita, il cuore.
Di guarire un suo profondo , inaccettato mal di vivere: dove buio, tristezza e inadeguatezza si rotolavano, rincorrevano per chissa quale trofeo.
Notti, tante, trascorse tra lacrime, incapaci di fermare il tempo, a grattarsi la pelle, a dondolarsi su un letto e nelle cui lenzuola nemmeno piu' riconoscevo l'odore certo di me stessa.
Giornate, fredde, ladre, padrone uniche del mio divenire, difficoltoso, incosistente che si sforzava di sbocciare.
Speranze che nascevano.
Speranze che morivano.
Tutte nel cuore ma sempre in conflitto con quella  quotidianita' che a stento respirava.
Ecco, è così che ho perso la predisposizione all'entusiasmo,
a  vivere i giorni secondo le stagioni e cio' che è giusto  secondo gli anni,
bruciando le tappe, senza mai sperimentare.
Ecco, è così che io ho perso il mio miglior tempo. 

giovedì 6 settembre 2012

due in una

Finchè gli occhi si apriranno ogni mattina pur sapendo che G è lontano che A è perso e X forse mi attende non mi resterà che vivere, vedere come andrà a finire.
L'amore come alibi per gestire una vita.
 La verità è invece : Vivere.
Che grande parola.
Probabilmente respirare soltanto, che è quel che basta a non morire fisicamente
poichè dentro a volte ci si spegne molto prima pur vivendo.
Questa è la mia lotta , da sempre il mio scopo:
 sopravvivere a me stessa rimandando l'ultimo respiro.
L'impossibilità di compensare il vuoto e sconfiggere la pigrizia che mi rende perdente
mi sta consumando e, il tempo, che scorre selvaggio
come un cavallo a cui non si possono mettere le briglie, non mi è di aiuto,
per niente, così inarrestabile com'è nel suo avanzare.
I pensieri si sovrastano l'un l'altro, continuamente, confondendo la strada, la reltà che chiama.
Riprendo allora a considerare l'idea di spegnere ogni luce,
giacchè cio' che non illumina per suo scopo è inutile a qualunque occhio persino al proprio.
Spegnere le luci ancora una volta.
Chiudere il sipario, 
buttare giù  il fantasma,
annullare un'ombra (la mia) che silenziosa si distrugge non vedendo mai il  suo sole.
Il vento soffia di nuovo vorticoso sul mio vivere.
Una parte di me è stanca è vuole lasciarsi portare via, violenta, li dove finire.
L'altra parte si oppone, vuol resistere, è speranza.
Mi  ripeto,  affronto cruenti , a volte prodigiosi duelli, contro me stessa:
due facce (sempre le mie) una che ama, l'altra che odia.
Due parti una che tende alla morte, l'altra che aspira alla vita.
Due  complessità  in una sola semplice unità :  ME.

giovedì 30 agosto 2012

rompere la catena

Le persone si accomodano nella vita, spesso, probabilmente quasi sempre.
Si convingono per mancanza di stimoli o per limiti di personalità che certe circostanze si impongono a loro per fortuna o sfortuna, senza accettare che cio' che capita dipende esclusivamente dal proprio volere.
Le paure a mio dire sono le artefici principali degli accomodamenti piu' gravi:
paura di restare soli,
paura di non essere accettati,
paura di non farcela e di non essere all'altezza.
Molte persone diventano aride, vuote incapaci di donare e di donarsi, giacche' la paura stessa mangia l'anima e, alimentando l' incapacità di esprimersi vincola i soggetti a realtà umilianti e degradanti per la dignità, favorendo le dipendenze.
In molti accettano di vivere in gabbia alla mercè delle cose e delle persone, creado alibi per potersi giustificare, sottoponedo la loro psiche a maschere assurde.
Loro non sanno di essere gia' morti e nell'illusione si convingono di vivere, rassegnandosi allo scorrere del tempo che nemmeno li consuma in quanto gli ha gia' mangiati.


Io ho deciso di non vivere piu' cosi'.
La liberta' d'espressione, d'amore, di vita sono impagabili.
Per anni mi sono accomodata,
ora sto pagando e,
questo prezzo  ha un peso maggiore della sensazione che mi porto' all'adattameno stesso.
Voglio essere vivendo, ecco.
Rompere la catena, anche rischiando l'abbandono e la solitudine,
che in verita' tali non sarebbero mai quando il morire vivendo. 
Io voglio che sia il coraggio a seppellirmi dopo avermi benedetta.

martedì 8 maggio 2012

dovevo esser qualcun' altro

In verità sono convinta che dovevo esser qualcun'altro,
è l'unica spiegazione a tanto vuoto e disgusto che sto provando in questo mio vivere.
Qualcosa è andato storto durante la metamorfosi,
e ora nel mio essere senza senso continuo errante la strana strada....
E quel costante sentirmi fuori, priva di un posto e parte di nulla
che scatena inevitabile e incontrollabile il mio vagare, il mio perdermi ripetutamente
e il mio riconoscersi mai.
L'attesa allora diventa delusione, 
e la rabbia diventa pane.
E mangiando male, si vive male. E vivendo male, ci si fa del male.
Ecco questa è la vera conclusione.

martedì 1 maggio 2012

dov'è il fondo?

Non è mai stato semplice vivere per me.
Ci sono malattie profonde che appartengono all'anima che non danno dolore fisico giacchè corrodono la psiche e le emozioni del cuore. Non esistono medicine capaci di alleviare un dolore fisico che non si vede ma che tale diventa nel vivere, quando il penso di ciò che si è e di ciò che non si è traspare fisso nella quotidianità. Mi sono spesso domandata il perchè di tanta sofferenza sottile, invisibile solo a chi la prova e, che si maschera all'occhio dell'altro sotto altre percezioni ovviamente  inadatte al caso.
Per esempio il mio mal di vivere che mi attanaglia da anni mi impedisce di sollevarmi e farmi valere, io so dov'è  il problema  ma gli altri no. Io so cosa sto facendo per risolverlo ma gli altri no, io so le difficolta'che incontro ma gli altri no. Eppure gli altri pensano di sapere e per questo giudicano e ancora giudicando feriscono, incosapevolmente perchè non sanno e poi tocca pure perdonare.
Sono stanca di proteggermi dagli altri e ancor di più di proteggermi da me stessa a cui devo la priorità per forza di vita. Voglio mollare tutto e tutti. Voglio  lasciarmi andare, come si fa quando non si hanno più forze e stimoli, quando si tocca il fondo e non resta più nulla, ma sembra non basti ancora.
E che.... forse non ho ancora toccato il fondo?