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martedì 30 maggio 2017

112/365: questo corpo

C'è confusione nella mia vita e ne sento il peso, maggio è stato un mese che non mi aspettavo così. Purtroppo più che mai in queste recenti settimane sono venute a galla le mie mancanze e nemmeno  a scriverlo ne sono tante, dalle lacune di una femminilità a metà a quelle di una personalità che deve lottare prima con la testa di chi la rappresenta e poi, forse, potersi esprimere liberamente nella sua totalità.
Faccio scelte istintive a volte, di cui mi pento,ed è estremamente difficile il recuperare poi, ma sono adulta è questo non me lo perdono.
Faccio scelte stra-ponderate altre volte e nonostante ciò ne pago spesso le complessità che ne scaturiscono.
E' solo colpa mia, con l'età mi sono accorta di temere maggiormente gli errori e questo mi limita un po', forse tanto in verità, lo pensavo proprio oggi, quando riflettevo sul comportamento di una persona che credo voglia aiutarmi a venirne fuori - psicologicamente parlando -.
Sono poi turbata da qualcosa che mi è accaduto alcune settimane fa, al punto tale da farmi alterare lo stato di concentrazione della mia dieta più di quando non fosse alterato già.
E' sempre il mio corpo a pagare le pene quando cado, quando sbaglio, quando non mi perdono.
Questo corpo, problema prioritario della mia esistenza, comanda irrimediabilmente le mie giornate, influenza radicalmente i miei pensieri e i miei piaceri.
Devo riprendermi  le forze e la positività di sei mesi fa, anche a costo di isolarmi da tutti.

sabato 8 agosto 2015

fiammella di me

Stamattina sono bloccata con la schiena, faccio seriamente fatica a girarmi nel letto e a curvarmi se sono alzata.
Eppure non sto prendendo pesi come mi è stato consigliato,
eppure sto male.
Sono ormai giorni che mi sveglia il mal di pancia, mi alzo vado in bagno e poi pare che vada meglio, ma in verità è solo apparenza.
Il mio corpo continua la sua scalata alla ribellione.
Il mio corpo è oppresso dallo stato in cui lo faccio vivere e ormai urla dal suo silenzio, prima o poi crollerò poichè non sono Ufo Robot con circuiti di 1000 valvole.
Non ci crederete ma sono sul water a scrivere e mi sto contemporaneamente guardando nello specchio che è avanti a me: ho i capelli crespi che non curo da tanto e sono lunghi, e si lunghi e ancora non mi viene voglia di rasarli.
E se non voglio rasarli c'è ancora qualche stimolo di vita in me.
In questa immensa stanza vuota vi è ancora una fiammella di me nonostante le difficoltà, le delusioni e la solitudine.

sabato 17 gennaio 2015

ognuno ha il suo inferno

Cosciente del male che mi faccio
cosciente dell'inutilità dei miei atti
cosciente di non poter avanzare da sola. Ancora.
Eppure incapace di reagire, di rallentare, di smettere, di dire basta!"
(Lettere a Fabiola, Franco Angeli, p. 38)


Stamattina più che delle altre mattine sono cosciente delle cattiverie fisico-psicologiche che infliggo al mio corpo, al mio esistere: vari fastidi mi hanno buttata giù dal letto e tutt'ora mi perseguitano.
Inutili sembrano tutte le mie decisioni sulla mia vita, sul mio lavoro, nemmeno mi permetto di citare i miei affetti. Reagisco sempre male, si innesca una furia assurda che poi scarica vertiginosamente su ogni mia cellula e e la tensione mi spezza.
Sono capace di rallentare tutto nella mia vita, ma la rabbia e l' onnipresente certezza della mia inutilità sulla faccia della terra sono missili dritti alla mia anima che non c'è modo più di deviare, figuriamoci arrestare.
Non esistono distrazioni capaci di farmi dire basta, capaci di farmi prendere superficialmente tutto cio' che avvolge orrendo e oscuro il mio divenire.
Per fortuna che  sono single altrimenti avrei dovuto sopportare anche i litigi sul mio squilibrio di amare e di donarmi.
Salvarmi.
Eh si !!! salvarmi . Quante volte l'ho pensato e l'ho desiderato,  ma anche questo bisogna volerlo, fortemente volerlo.
Riconoscere la salvezza nelle occasioni, nelle persone e nelle opportunità sebbene spesso sottili e ben nascoste, è possibile.
Ma io ovviamente sono cieca.
Io non riesco a vedere, a sentire, percepire nulla che possa definirsi cosa giusta, cosa fattibile e cosa bella. Io riesco solo a definirmi in: chi me lo a fatto fare, perchè non ne vengo fuori, perchè non sono normale, perchè cado ogni volta, perchè, perchè tutte le paludi incontrano i miei piedi
Ognuno ha il suo inferno: questo è il mio. Punto.


mercoledì 2 maggio 2012

una cavia lo sa

Un topolino chiuso in una gabbia. Silenzioso, disgustato, disperato attende che qualcuno tirandolo fuori  lo obblighi a vivere (contro il suo volere) esperienze orrende, per nulla gratificanti nel pieno del dolore e nel segno di qualcosa che appartiene ad un altro, sempre ammesso che servirà a qualcosa tutta la sua pena, la sua rinuncia. Descrizione sintetica di una cavia e non certo di un animale, qualunque esso sia che è nato piu' di un umano per la natura e la libertà. Così mi descrivo io: una cavia al servizio dell'altro e del mondo contrariamente alle mie visioni ai miei desideri e ai miei voleri. Attendo inerme senza poter far nulla, il mio corpo è una gabbia di acciaio che si modella a suo piacimento ma che non si spezza. Vivo sempre per qualcuno, o perchè a qualcuno servo. Il mio corpo non è mai al mio servizio, mi allontana da ogni gratificazione mi induce a mollare e a vivere in un  suo contesto che da anni detta regole senza mia considerazione. Una cavia finirà per odiarsi e sperare che una iniezione sbagliata cessi di farla vivere. Una cavia a volte si autolesiona, una cavia alla fine è solo tale senza parola. Si nasce con un destino che difficilmente si cambia e questo una cavia lo sa: un ricercatore è improbabile che salvi un suo topolino. Una cavia lo sa che libertà non avra', ma seppur le venisse concesso raramente potra' vivere come vorra'.  E che il tempo segna, ruba gli anni, lasciando cicatrici e conservando ricordi.