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venerdì 6 febbraio 2015

libertà

Non è mai stata semplice la vita per me nel mio luogo natio, ne sono sempre stata sopraffatta negativamente anche nei momenti migliori.
Non mi sono mai sentita riconosciuta dalla terra che mi ha cresciuta
Giorno dopo giorno mi accorgo delle differenze di stare lontano.
Lontano mi stimola, mi arricchisce, mi libera, mi apre la mente.
E' il mio modo di pensare, forse, sempre così diverso dal resto della gente.
E' il mio modo di essere , anche, che  si ingabbia per poco se limiti il raggio di espressione.
La lontananza dai luoghi che mi hanno etichettata,
allevia gli immensi tormenti che ossessionano il mio cuore.
Forse non mi impegno abbastanza per la mia libertà.
Quanto coraggio ci vuole per finire sotto i ponti!
Quanto coraggio ci vuole per dirsi " libera"!

sabato 10 maggio 2014

collasso, amore e libertà

Caduta libera

Due giorni fa a causa di una forte emozione svengo.
Tutto incomincia dal percepire un senso di torpore: qualcosa a me familiare.
Mi allontano dalla stanza in cui si era da poco consumata un'emozione poca positiva e mi precipito nel corridoio, provo a respirare profondamente a distrarmi, ma il torpore non smette, la sensazione che il mio corpo si indebolisca e faccia cio' che vuole la fa da padrone, provo ancora a respirare, entro in un'altra stanza mi siedo e mi sdraio, ancora cosciente ....non lo sono più.
Ecco sono in caduta libera.
Collasso pressorio, collasso emozionale, collasso della mia vita.
Forse non volevo riprendermi, i miei amici medici si sono preoccupati, mia madre mi ha raccontato che mi hanno sentito rantolare ( che qualcuno dall'alto  avesse deciso di chiamare aiuto per me attraverso un lamento forse nemmeno mio??)  e mi hanno soccorso, mi hanno riempito di schiaffi e buttato acqua sul viso, provato ad alzarmi le gambe, ma pareva che io ci volessi mettere piu' della norma a riprendermi.
Vi ho messo tempo a star bene a riprendermi la mia pressione sanguigna.
Vi ho messo quasi una giornata a cercar di ritrovare le mie forze.

Il mio corpo, le mie emozioni

Secondo la diagnosi di dott. C., fatta circa un paio di anni fa, il mio corpo dopo aver accumulato, stress, dolore, delusioni si ribella e alla prima forte emozione  crolla: sviene.
E' una sorta di mia difesa contro il mondo, contro me stessa. Contro il mio modo di controllare tutto persino l'amore verso me, verso gli altri.

Conclusione

La salvezza vuole un salvatore: non ho mai pensato alla salvezza che viene da se stessi. Il mio salvatore è l'amore. Credo che finirà la mia vita in questa lunga attesa.

mercoledì 2 maggio 2012

una cavia lo sa

Un topolino chiuso in una gabbia. Silenzioso, disgustato, disperato attende che qualcuno tirandolo fuori  lo obblighi a vivere (contro il suo volere) esperienze orrende, per nulla gratificanti nel pieno del dolore e nel segno di qualcosa che appartiene ad un altro, sempre ammesso che servirà a qualcosa tutta la sua pena, la sua rinuncia. Descrizione sintetica di una cavia e non certo di un animale, qualunque esso sia che è nato piu' di un umano per la natura e la libertà. Così mi descrivo io: una cavia al servizio dell'altro e del mondo contrariamente alle mie visioni ai miei desideri e ai miei voleri. Attendo inerme senza poter far nulla, il mio corpo è una gabbia di acciaio che si modella a suo piacimento ma che non si spezza. Vivo sempre per qualcuno, o perchè a qualcuno servo. Il mio corpo non è mai al mio servizio, mi allontana da ogni gratificazione mi induce a mollare e a vivere in un  suo contesto che da anni detta regole senza mia considerazione. Una cavia finirà per odiarsi e sperare che una iniezione sbagliata cessi di farla vivere. Una cavia a volte si autolesiona, una cavia alla fine è solo tale senza parola. Si nasce con un destino che difficilmente si cambia e questo una cavia lo sa: un ricercatore è improbabile che salvi un suo topolino. Una cavia lo sa che libertà non avra', ma seppur le venisse concesso raramente potra' vivere come vorra'.  E che il tempo segna, ruba gli anni, lasciando cicatrici e conservando ricordi.