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martedì 10 novembre 2015

distacco,coraggio rettitudine

Mi sto accorgendo dell'impossibilità di integrarmi in un sistema - quello della mia famiglia - strettamente legato a delle abitudini che per comodità non si vogliono modificare e dove quelle in grado di modificarsi vengono regolarmente criticate.
Io non sono mai stata una persona rigida, di quelle che vorrebbe imporre il suo volere, il suo stile e le sue idee.
Ho imparato a rispettare ciò che gli altri ritengono adeguato, buono, bello, interessante, di preferenza per loro stessi.
Ho imparato che alla fine ognuno ha una sua vita e ne fa quel che vuole, con chi vuole, l'importante e prendersi le responsabilità di quello che si fa, sebbene a volte non è come prima dell'adesso. Io in cuor mio lo sto facendo, anche se mi pesa e mi fa troppo male, ricerco uno spiraglio di luce seppur difficile.
Mi trovo di fronte a gente che spesso da tutto per scontato, pretendendo come gli sia sempre dovuto e anche se un mio comportamento faccio un esempio  o un comportamento di un altro abbia portato a credere una cosa simile, come si impara a trombare (scusate la volgarità, ma è molto raro veder qualcun far l'amore davvero), a sposarsi, e a gestire un stipendio senza ascoltare ne me e ne nessuno ma solo il proprio ego, ecco che tali persone dovrebbe cavarsela anche per le cose scomode e non solo per quello che portano piacere. Se si cresce, non si cresce a metà, un corpo di solito cresce nella sua intera struttura, non solo  un piede, una mano.
Molte di queste situazioni io le vivo ogni giorno e mi consumano, poichè la gente cresce solo per quello che vuole e io non lo sopporto. Io sono cresciuta solo con le cose scomode, il divertimento non mi appartiene se non  fosse per la spiccata ironia che mi rende stra-simpatica sarei, la tristezza fatta carne. Questo condividersi solo nel male e mai per il bene mi fa spesso perdere  il senso e l'orientamento di tutto a causa di una sensibilità che dovrei solo curare poichè sbagliata.
A volte ci vuole coraggio a praticare la rettitudine e a saper dire di no.

lunedì 28 ottobre 2013

un passo indietro

Un passo indietro prima di cadere: questo è il mio stato d'animo, il mio stato di vita in questo confuso divenire.
Delusa, sottilmente umiliata  per mesi in una casa che pensavo amica.
Giudizi latenti su vite in difficoltà, mia e di altri, dalla bocca di chi si crede tutt'ora salvatore, ma che quello che dona ha calcolato già restituito due volte o forse più.
Ecco mi chiedo che razza di persone per anni mi hanno circondato e alle quali io ho aperto cuore e casa.
Il mondo è alla deriva, non c'è salvezza, poiché gli errori dei più grandi sono profondamente gli stessi di quelli più piccoli, a volte a te vicini.
E si insegna ad approfittare.
E si incita alla scorrettezza, in un vivere manipolato.
E ancora non bastavo io a torturami per certe mie mancanze, ci volevano pure quelle degli altri per finire di destabilizzarmi lungo la strada  in cui già vagavo.
Stavo per cedere,  ma un passo indietro ha rimandato o forse curato quella caduta fatale.
Il disgusto e lo schifo, che regolarmente, al di la dei miei conflitti , vivevo per colpa di una malata riconoscenza, che scorrettamente, silenziosamente, mi veniva imposta da certe anime malsane mi stavano consumando.
Il mio stato interiore deperito e già  senza amore, cavalcava selvaggio verso il grande male di vivere.
La depressione che apriva a me le sue porte aleggiava violenta nella mia stanza poco prima speranza incantata.
Ora, inaspettatamente quell'ombra  mi pare allontanarsi seppur senza vita nel mio giardino pieno di spine con coraggio provo a districarmi.


giovedì 30 agosto 2012

rompere la catena

Le persone si accomodano nella vita, spesso, probabilmente quasi sempre.
Si convingono per mancanza di stimoli o per limiti di personalità che certe circostanze si impongono a loro per fortuna o sfortuna, senza accettare che cio' che capita dipende esclusivamente dal proprio volere.
Le paure a mio dire sono le artefici principali degli accomodamenti piu' gravi:
paura di restare soli,
paura di non essere accettati,
paura di non farcela e di non essere all'altezza.
Molte persone diventano aride, vuote incapaci di donare e di donarsi, giacche' la paura stessa mangia l'anima e, alimentando l' incapacità di esprimersi vincola i soggetti a realtà umilianti e degradanti per la dignità, favorendo le dipendenze.
In molti accettano di vivere in gabbia alla mercè delle cose e delle persone, creado alibi per potersi giustificare, sottoponedo la loro psiche a maschere assurde.
Loro non sanno di essere gia' morti e nell'illusione si convingono di vivere, rassegnandosi allo scorrere del tempo che nemmeno li consuma in quanto gli ha gia' mangiati.


Io ho deciso di non vivere piu' cosi'.
La liberta' d'espressione, d'amore, di vita sono impagabili.
Per anni mi sono accomodata,
ora sto pagando e,
questo prezzo  ha un peso maggiore della sensazione che mi porto' all'adattameno stesso.
Voglio essere vivendo, ecco.
Rompere la catena, anche rischiando l'abbandono e la solitudine,
che in verita' tali non sarebbero mai quando il morire vivendo. 
Io voglio che sia il coraggio a seppellirmi dopo avermi benedetta.